Slow Food Slow Food Donate Slow Food Join Us
 
 
Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

Rassegna Stampa  |  English  English

   
   
 
 
 
 
 
 

I Presìdi Slow Food in Italia


« Torna alla mappa dei Presìdi italiani

 

Sardina essiccata tradizionale del lago di Iseo

Lombardia

Conosciuta localmente come “sardina” è in realtà un agone (Alosa agone, syn. Alosa fallax lacustris) ma è chiamata sardina per la sua particolare forma, simile a quella del noto pesce marino.
Ha un corpo allungato e piatto con un dorso verdastro e macchie nere, fianchi e ventre chiari e una pinna dorsale molto breve; gli esemplari più comuni raggiungono una lunghezza di venti centimetri.
La pesca si pratica tutto l’anno, tranne nei mesi primaverili della riproduzione, ma raggiunge il culmine da novembre a marzo. I pescatori del lago di Iseo escono al tramonto e posizionano le reti di profondità, le sardenere, in mezzo al lago, ad almeno 200 metri dalla riva, ancorandole alle apposite boe. All'alba ritornano e le issano. Il pesce è subito eviscerato praticando un’incisione nella pancia oppure facendo defluire le interiora attraverso un foro praticato appena sotto la testa.
Successivamente le sardine sono lavate in acqua corrente e lasciate per almeno 48 ore sotto sale.
Dopo questo breve periodo di salatura sono poste a essiccare al sole e all'aria del lago per circa trenta o quaranta giorni. Per essiccare gli agoni si utilizzavano in passato rami di frassino o carpino, piegati ad arco e tenuti in posizione da fili tesi legati alle estremità: le sardine si infilavano, una ad una, in questi fili. Si chiamavano archèc in dialetto locale. Questa operazione era fatta solo nel periodo invernale, per evitare il caldo, che avrebbe deteriorato il pesce, e anche per scongiurare l'attacco degli insetti, soprattutto delle mosche. A volte gli archec erano collocati sulle stesse barche dei pescatori. Le strutture di essiccazione oggi si sono evolute, sono più grandi e sono poste su appositi terrazzi ombreggiati. Il pesce viene inchiodato per la testa ai gancetti presenti sulle assicelle di legno che compongono le intelaiature, a file parallele.
Dopo l'essiccazione sono disposte in modo concentrico in contenitori di acciaio, oppure in legno, come era in passato, e sono pressate con un peso, o torchiate, per far uscire il grasso, che viene subito eliminato. Dopo questa operazione si ricoprono le sardine con olio di oliva. Si conservano per alcuni mesi, ma durano anche fino a due anni, avendo cura di cambiare l'olio dopo 9 o 10 mesi. Dopo qualche mese di maturazione le sardine diventano dorate e si possono mangiare dopo averle cotte, per pochi minuti, sulla brace ardente. Sono quindi condite con olio, prezzemolo e aglio e servite con polenta: il piatto più tradizionale del lago, dal sapore intenso e particolare.

Stagionalità

Per la trasformazione si utilizzano solo quelle pescate e lasciate essiccare all'aria da dicembre a marzo .

Questo metodo di conservazione è stato messo a punto nel tempo dai pescatori del lago d’Iseo per conservare a lungo le sardine che, in alcuni periodi dell'anno, erano pescate in grandi quantità. Secondo la tradizione orale, questa tecnica risalirebbe ad almeno mille anni fa, quando i pescatori della piscaria di Iseo ogni anno dovevano consegnare una precisa quantità di pesce essiccato al monastero di Santa Giulia di Brescia. I pescatori provenivano in particolare da Monte Isola, un’isola molto grande del lago d’Iseo. Nel tempo in questo piccolo centro si è sviluppato un artigianato legato alla produzione di reti da pesca e barche di legno (i naét, simili alla gondola). Fino agli anni Settanta del Novecento, Monte Isola era uno dei principali produttori mondiali di reti da pesca, schiacciato in seguito dalla concorrenza dei fabbricanti industriali giapponesi; rimangono ciò nonostante alcuni artigiani, soprattutto nella frazione di Peschiera Maraglio. Oggi sul lago rimangono pochi pescatori professionisti, il loro lavoro è faticoso e poco redditizio. L'eccessivo prelievo di pesce e la mancanza di un’attività di ripopolamento nel lago d’Iseo fanno sì che il pescato locale sia in costante diminuzione, tanto che si è diffusa una produzione di sardine essiccate fatta con pesce proveniente da altri laghi.
Il Presidio si propone di valorizzare l’antica tecnica di essiccazione e conservazione e promuove la produzione locale, differenziandola da quella di altra provenienza.

Area di produzione: Lago d’Iseo (provincia di Brescia)
Presidio sostenuto da: Barone Pizzini
Danilo Baiguini
CostaVolpino (Bg)
Via Torione, 46
tel. 035 972669 - 338 3766946
iltincone@libero.it

Fernando Soardi
MonteIsola (Bs)
via Carzano, 38
tel. 030 9825154 – 338 4037775
soardi@inwind.it



I pescatori organizzano battute di pesca sul lago e degustazioni della sardina essiccata del Presidio.
Per informazioni rivolgersi a Patrizia Ucci tel. 335 6639575
Referente dei produttori del Presidio
Fernando Soardi
tel. 338 4037775
soardi@inwind.it

Responsabile Slow Food del Presidio
Patrizia Ucci
tel. 335 6639575
annapatrizia.ucci@libero.it


 


 
Fondazone Slow Food per la biodiversità ONLUS | Partners Alleanza dei cuochi italiani con i Presidi Slow Food Bonaventura Maschio obikà Fabbrica di Pedavena RossoPomodoro Ferrari Formaggi petra
 
 
 

Slow Food - P.IVA 91008360041 - All rights reserved

Powered by Blulab