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Umbù - Presì Slow Food
 

Umbù

Brasile

L'umbù (conosciuto anche con il nome di imbù) è un frutto nativo del Nordeste che cresce nella Caatinga, la macchia tipica della regione semiarida brasiliana (il Sertão). Il nome deriva dalla parola degli indios Tupi Guaraní y-mb-u, che significa “albero che dà da bere”. Il ciclo produttivo inizia a partire dai 10 anni e continua fino all'età di 200 anni e oltre. Questo albero spontaneo dalla chioma a ombrello fruttifica una volta l'anno, arrivando a produrre, nella fase adulta, 300 chilogrammi di umbù. Grazie a un particolare apparato radicale, che forma grandi tuberi capaci di immagazzinare – nella stagione delle piogge – anche 2000 o 3000 litri d'acqua, riesce a resistere ai periodi più secchi, costituendo una risorsa importante per una delle aree più povere e aride del Brasile, dove le coltivazioni di mais, fagioli, manioca e l'allevamento brado di pecore sono soggetti a severe siccità cicliche. L'umbù si raccoglie a mano, delicatamente, e si ripone in borse e secchi (in questi ultimi anni è stata fortunatamente abbandonata la tecnica rovinosa di battere i rami con lunghi bastoni). I frutti sono tondi: possono essere piccoli come una ciliegia o raggiungere la grandezza di un limone. La buccia è liscia, verde o gialla quando i frutti sono ben maturif; la polpa è succosa, aromatica, agrodolce e all'interno nasconde un grande nocciolo. L'umbù si consuma fresco o trasformato in numerosi tipi di conserve. Tradizionalmente si cuoce fino a che la polpa e la buccia si separano. Quindi si cola il liquido, lo si mescola con zucchero di canna e si prosegue la cottura per altre due ore fino a ottenere un'ottima gelatina. La polpa, liberata dai noccioli e cotta a lungo con lo zucchero, diventa invece una crema densa a lievemente asprigna, una sorta di cotognata. Dall'umbù si ricavano inoltre il succo, il vinagre (risultato della cottura della polpa dei frutti raccolti sovramaturi), la marmelada (preparata in forma simile alla cotognata) o ancora una semplice composta fatta mettendo nei barattoli frutti interi e sciroppo di zucchero (umbu em calda). La polpa fresca oppure il vinagre (se non è stagione di raccolta), mescolati con latte e zucchero, sono ingredienti della tradizionale umbuzada, una bevanda energetica che può sostituire il pasto serale.
Per dimostrare l’importanza e le potenzialità di questo frutto straordinario – cui fino a pochi anni fa nessuno dava valore – è stato fondamentale il lavoro dell’Irpaa/Procuc, con l’aiuto della Commissione Europea, della Kmb (diocesi di Lins) e del governo austriaco, tramite l’Ong austriaca Horizon 3000. Questi soggetti, impegnati in loco da molti anni per la valorizzazione dei prodotti della Caatinga, hanno accompagnato nel 2003 la nascita della cooperativa Coopercuc, che produce trasformati di umbù artigianali senza aromi né conservanti. Grazie alla Fondazione Slow Food e all’Ong Horizon 3000, nel 2006 sono nati i primi dei 13 piccoli laboratori, che consentono oggi una prima lavorazione dei frutti, con- segnati poi alla cooperativa. Il Presidio ha stilato un disciplinare di produzione per garantire l’artigianalità e l’alta qualità dei trasformati e si impegna per valorizzarli e promuoverli sul mercato locale, nazionale e internazionale.

Area di produzione
Municipi di Canudos, Curaçà e Uauà, stato di Bahia, Nordeste

144 raccoglitori e trasformatori riuniti nella cooperativa Coopercuc



Referente del Presidio
Jussara Dantas de Souza
tel. +55 7436731428
jussara@coopercuc.com.br
www.coopercuc.com.br

 


 
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