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Miele di ape nativa dei Sateré-Mawé - Presì Slow Food
 

Miele di ape nativa dei Sateré-Mawé

Brasile

Il mito narra che quando Anumaré Hit salì in cielo, trasformato in sole, invitò la sorella Uniawamoni a seguirlo. La donna inizialmente tentennò, ma alla fine scelse di restare sulla terra sotto forma di ape per prendersi cura, con i Sateré-Mawé, delle foreste sacre del guaranà. Mito che sta lì a testimoniare, di generazione in generazione, quel che gli antichi Mawé già sapevano e che oggi riscopriamo, cioè che le api selvatiche senza pungiglione (melliponidi appartenenti a decine e decine di specie, raggruppate in due grandi famiglie: le mellipone e le trigonie) sono responsabili dell’impollinazione di almeno un’80% delle specie vegetali della foresta amazzonica. Senza il paziente lavoro di queste operaie della natura, la foresta rischierebbe di scomparire. E il rischio esiste, perché da sempre le loro colonie sono oggetto di predazione per il miele pregiatissimo (la sua liquidità, oltre a renderne l’uso più flessibile, gli permette di trattenere meglio la grande gamma di aromi e sapori legati alla varietà delle specie vegetali e alla diversa metabolizzazione propria di ciascuna specie di ape), raro (molte specie di queste api non arrivano a produrne un litro all’anno) e molto usato anche nella medicina popolare. È importante sottolineare che mezzo litro di miele selvatico ottenuto in modo predatorio significa la distruzione di un’intera colonia.
I Sateré-Mawé, ormai da molti anni, hanno deciso di seguire, con tecniche un po’ più moderne, l’antica tradizione maya della melliponicultura. Con alcune differenze: i Maya proteggevano le api allevandole nei tronchi d’albero, mentre i Sateré-Mawé le ospitano in arnie fatte con cassetti rustici impilati, costruite con legname locale. Nel loro territorio esiste una varietà di ape canudo (scientificamente una Scaptotrigona, non ancora ufficialmente catalogata) molto resistente e, relativamente, molto produttiva: può arrivare fino a otto litri all’anno di uno straordinario miele dal gusto potente e selvatico; produce un polline acido particolarmente digeribile e, infine, (qualità abbastanza rara tra i melliponidi), accumula una notevole quantità di propoli ricavata dalle resine di decine di alberi della foresta vergine, un prodotto dalle proprietà terapeutiche, molto importante in aree senza assistenza medica.

Il miele di ape canudo (detto “nettare” per ragioni legislative) è prodotto dagli indios Sateré-Mawé, con i quali la Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha già avviato da alcuni anni il Presidio del waraná. Il legame tra i due progetti è molto stretto, poiché il miele è ottenuto dai fiori di waranà. La domesticazione delle api canudo è diffusa in una ventina di villaggi, ma l'obiettivo è di espanderla in tutti gli 80 villaggi Sateré-Mawé. La produzione attuale, inoltre, è ancora quasi esclusivamente destinata al consumo familiare e comunitario.
Il Presidio è nato per preservare le api canudo e la foresta amazzonica, ma anche per dare ai Sateré una nuova risorsa economica. L'obiettivo principale promuovere una legislazione brasiliana ed europea che riconosca il prodotto e renda possibile la produzione regolare e la commercializzazione.

Area di produzione
Terra indigena Andirá-Marau, nel bacino dei due fiumi omonimi, Amazonas-Pará, Norte

40 famiglie associate al Consorzio dei produttori che attua sotto l'egida del Conselho Geral da Tribo Sateré-Mawé
Referente del Presidio
Maurizio Fraboni
Tel. +55 9232137368 - 9291405728
acopiama@gmail.com

 


 
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