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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 
 

Le fasi del progetto


Il lancio del progetto è avvenuto nel 2010, a Torino, in occasione di Salone del Gusto e Terra Madre 2010. Subito dopo, la rete Slow Food si è mobilitata, in Africa e in tutto il resto del mondo. Nel continente africano, le condotte Slow Food e le comunità di Terra Madre hanno risposto all'iniziativa inviando i dettagli delle scuole, delle comunità e delle famiglie interessate ad aderire. Dall'altra parte del mondo, condotte Slow Food, semplici cittadini, aziende e molti altri ancora si sono mobilitati per avviare la raccolta dei fondi.

Nella primavera 2011, quindici coordinatori nazionali del progetto si sono incontrati in Italia (a Pollenzo, Cn) e hanno deciso - insieme ai tecnici della Fondazione Slow Food per la Biodiversità - come impostare il progetto e che tipo di orti realizzare. Da questo incontro, è nato un vademecum, che illustra la filosofia e la pratica del progetto e che oggi è disponibile in oltre 11 lingue.
Subito dopo, sono nati gruppi di lavoro nazionale che hanno verificato sul campo le varie richieste, visitano scuole e comunità.

 

La formazione, fin dall'inizio, ha rappresentato un momento fondamentale per lo sviluppo del progetto. Per illustrare e condividere il vademecum degli orti sono state organizzati seminari internazionali che hanno coinvolto, rispettivamente: i paesi africani anglofoni, i paesi africani francofoni e i paesi lusofoni. Le principali si sono svolte in Kenya (2011), Senegal (2011), Marocco (2013) e Uganda (2013).
Moltissimi altri incontri di formazione si sono svolti a livello nazionale e regionale (in Tanzania, Sudafrica, Madagascar, Egitto, Etiopia, Mauritania, Benin, Mozambico...).


Nel 2012 il progetto "mille orti in Africa" è stato protagonista di Salone del Gusto e Terra Madre. Nel padiglione Oval, è stato allestito un orto africano di 400 metri quadrati, che ha ospitato le piante tradizionali delle varie regioni del continente (dalle melanzanine africane ai banani e ai manghi).

 

Negli anni, accanto agli orti sono successe molte cose: si è festeggiato anche il Terra Madre Day, sono nate nuove condotte (come a Rumphy in Malawi), sono stati aperti ristoranti (come a Napoko, in Burkina Faso)... Alcuni dei mille orti Slow Food sono nati addirittura nei campi profughi (come quelli del campo profughi di Mbera, in Mauritania).

 

Tra la fine 2013 e l'inizio del 2014, l'obiettivo dei mille orti è stato finalmente raggiunto!

 

Nel 2014 Slow Food ha deciso di rilanciare, passando dai "1000 orti in Africa" ad una campagna per realizzarne addirittura 10.000.
Questo numero a quattro zeri rappresentà l'intera strategia di Slow Food in Africa: che prevede la promozione del consumo locale, l'educazione nelle scuole, la valorizzazione della biodiversità (Arca e Presìdi), la valorizzazione delle gastronomie africane, la sensibilizzazione su alcuni grandi temi (Ogm, landgrabbing, pesca sostenibile...).

 

La nuova fase del progetto è stata lanciata ufficialmente a Milano, il 17 febbraio, durante l'evento Slow Food for Africa, che ha visto la presenza di Carlo Petrini (presidente Slow Food), José Graziano Da Silva (Direttore Generale Fao), Cècile Kienge, Ministro dell'integrazione, di numerosi rappresentanti africani e di 450 sostenitori del progetto (giornalisti, imprenditori, attori, registi e tanti fiduciari e soci Slow Food).


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