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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 
 

Osteria La Lanterna di Diogene, Solaro di Bomporto (Modena)

Giovanni Cuocci


Nel cuore dell'Emilia devastata dal recente terremoto, a Solara di Bomporto (Modena) si trova la Lanterna di Diogene, cooperativa sociale, entrata recentemente nella rete dell'Alleanza dei cuochi italiani con i Presìdi Slow Food. Subito la macchina della solidarietà di Slow Food si è messa in moto: i cuochi della rete hanno immediatamente promosso cene a favore di Giovanni Cuocci, proprietario della cooperativa, e dei suoi ragazzi, Slow Food diffuso gruppi di acquisto per il prezioso aceto balsamico che qui si produce (al momento è inagibile l'acetaia che contiene 20 quintali di mosto in fermentazione per l'aceto balsamico tradizionale e 20 botti che hanno perso parte del loro contenuto).


«Slow Food ha pensato di ricominciare il dopo terremoto anche dalle osterie e dai piccoli contadini; le comunità hanno i loro luoghi, di lavoro, di preghiera, questa terra ha avuto ed ha anche le osterie, fondamentali per mantenere viva una comunità e la sua voglia di risollevarsi», ha dichiarato il presidente di Slow Food Carlo Petrini, in visita alla Lanterna. Da dopo la scossa del 29 maggio, i ragazzi della Lucciola sono costretti a svolgere tutte le loro attività all'aperto, in una tendopoli davanti all'orto che coltivano i più grandi. «Il terremoto dentro lo conosciamo bene, fa eco Giovanni, e lo affrontiamo ogni giorno, così abbiamo deciso di resistere»,


È una storia singolare e bella quella di Giovanni e dei suoi ragazzi. Una storia d'altri tempi, di resistenza e passione. Di coraggio e di amore. La Lanterna di Diogene nasce, come racconta Giovanni, dal desiderio di dare una risposta alle aspirazioni di tutti quelli che entrano nel mondo del lavoro, cioè di fare un lavoro che piace, fatto con soddisfazione, con persone con le quali si sta bene. «E così, inizia a raccontare Giovanni, insieme a un gruppo di ragazzi disabili (dalla sindrome di Down, alla paralisi cerebrale infantile, alle psicosi), dai 3 ai 18 anni, del centro terapeutico La Lucciola, abbiamo pensato quali erano le cose che ci piaceva fare: coltivare la terra, allevare gli animali e produrre con questo il cibo da offrire a degli ipotetici avventori dell'osteria.


Nel 2003 abbiamo dato vita alla cooperativa e abbiamo cominciato a coltivare un orto, la vigna...La vigna non ci serve per fare il vino, ma per fare l'aceto balsamico tradizionale di Modena. Poi abbiamo iniziato ad allevare galline, pecore, conigli, capre, maiali. Abbiamo un bosco di tre ettari, e i maiali sono liberi nel bosco. Abbiamo razze particolari dalla mora romagnola, alla cinta senese e anche qualche duroc, per fare il prosciutto che piace tanto a noi modenesi. Abbiamo anche qualche capra che ci aiuta a tenere pulito l'argine del Panaro, poi con le ortiche, le uniche erbe che le capre non mangiano, facciamo il ripieno dei tortelli!


Quello che noi proponiamo è un baluardo a difesa della biodiversità. Biodiversità umana, questa è la parte importante. Nel sistema in cui viviamo le persone con problemi vengono considerate non funzionali. Non servono a niente, non sono produttive. Questo perché nel nostro sistema è la produttività che dà valore. E una persona con dei problemi, essendo poco produttiva rispetto ai canoni di questa società, non viene considerata.


Io adesso non voglio dire che non ci sono problemi: chi è portatore di una patologia ha un dolore da portarsi dietro, e chi vive con lui ha un dolore altrettanto grande che deve riuscire a gestire. Però non possiamo negare il valore della diversità. Il fatto di essere su un altro piano di discussione... potremmo generalizzare e dire che chi ha la sindrome di Down non ha un'intelligenza logico-matematica, ma ha un'intelligenza emotiva superiore a tutti gli altri. Ti guarda direttamente dentro.


Ho scelto il nome della cooperativa prendendo l'esempio di Diogene, il filosofo che si era spogliato di tutti i beni e girava di giorno con una lanterna cercando l'uomo... non l'essenza dell'uomo, ma l'uomo vero. L'uomo spoglio di tutta quell'ipocrisia che allora albergava ad Atene. Noi ci sentiamo un po' dentro questa ricerca. Io ho avuto la fortuna di incontrare persone che sono molto vere, sincere. Ti guardano direttamente dentro e ti parlano al cuore. Questi sono i nostri presupposti, princìpi, che cerchiamo di portare avanti.



Le preparazioni nella nostra osteria vengono fatte tutti insieme. Facciamo l'esempio dei tortelloni: la mattina la casa si riempie di quella biodiversità, perché arrivano le sfogline del paese, i ragazzi, ognuno da casa propria, con la corriera, e ci mettiamo a lavorare. Facciamo l'impasto, tiriamo la sfoglia, e riempiamo i tortelloni. Quando dico la biodiversità: le sfogline hanno in genere 80 anni, e i ragazzi ne hanno 20, e quindi già questo è un mondo interessantissimo. Chi la mattina ha steso la sfoglia e chiuso quei tortelloni, quando la sera li serve a tavola, è come se ti stesse dicendo: "Guarda, questi sono i miei tortelloni. Io so fare solo questo, ma sono buoni: sentili, assaggiali".


Il cibo fatto con prodotti buoni ha un significato. Noi utilizziamo solo ingredienti di produzione propria, o frutto di una ricerca di qualità. In questo modo, oltre a nutrire il corpo, nutriamo la mente, con i sapori, ma lo stimolo per la mente arriva anche dal fatto che a servire il cibo è una persona malata. Nell'immaginario di tutti è la persona sana che dà da mangiare alla persona malata, mentre da noi c'è questa inversione che già ti pone in una prospettiva diversa.


Quando mangi e introietti le cose parlano di un cibo tradizionale, semplice. Il cibo tradizionale non è inteso come ricordo nostalgico dei tempi passati. È una ricerca della nostra identità. Serve a sapere da dove veniamo, per rendere più chiaro chi siamo. E così possiamo incontrare l'altro, il diverso. È più interessante rispetto all'omologazione: in tutto il mondo gli stessi sapori. È nel differenziarci che possiamo arricchirci.


Non c'è un "loro". Non c'è un "io". C'è solo un "noi". I cuochi siamo noi tutti insieme. Tutti partecipano alla produzione di cibo, in modo diverso. C'è chi è in grado di compiere tutti gli atti che servono per portare a termine il lavoro. Noi però lo spezziamo e ce lo dividiamo. A ognuno viene dato un pezzetto. Uno magari dà solo da mangiare alle galline, un altro tira loro il collo... arriviamo alla fine del lavoro in cui ognuno ha chiaro che cosa serve, anche se non ha fatto tutti i pezzi. Ha chiaro perché bisogna pulire il pollaio: perché dopo potrà mangiare quelle uova, che sono buonissime...


Le difficoltà sono tantissime, infinite. Per noi sicuramente cucinare è un piacere. Con piacere noi si pulisce il pollaio, con piacere si zappa l'orto, perché quell'erba cipollina che poi vai a raccogliere e poi utilizzi per fare la frittata dà un sapore diverso alla frittata. Lo fai con piacere anche per la frittata.


Il primo punto è quando uno si mette in bocca il cibo. Questo è il primo approccio, che vuol dire tanto, secondo me. Poi ci siamo noi lì, che ti raccontiamo tutti i prodotti come sono stati fatti.


Di tutti i prodotti che utilizziamo e non produciamo noi in prima persona conosciamo ogni singolo produttore, e il come e il perché lo fanno. Dei prodotti più lontani, dove i miei soci non sono riusciti ad arrivare, sono andato comunque io. Facciamo un esempio: il caffè. Sono andato in Messico a vedere chi lo produce.


Be', spero che l'Alleanza porti a riscontri sempre più alti per i Presìdi e per i cuochi, di tutto il lavoro che viene fatto. Spero che ci siano sempre più Presìdi, sempre più valorizzazioni di ciò che viene fatto in campagna. Per usare una citazione molto nota: "mangiare è un atto agricolo", ed è importante che si dia il massimo valore al lavoro fatto in campagna. Che ci sia il rispetto massimo per la terra, che a tutti noi ha dato la vita, e che va mantenuta e salvaguardata a tutti i costi».


Aiuta anche tu Giovanni e i suoi ragazzi! 


La Lanterna di Diogene
Via Argine Panaro, 20
41030 Bomporto Modena
tel. 059 801101


  Osteria La Lanterna di Diogene, Solaro di Bomporto (Modena) Osteria La Lanterna di Diogene, Solaro di Bomporto (Modena) Osteria La Lanterna di Diogene, Solaro di Bomporto (Modena) Osteria La Lanterna di Diogene, Solaro di Bomporto (Modena)  
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