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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Aldiquà, Forlimpopoli (Forlì-Cesena) e Don Abbondio, Forlì

Lia Cortesi e Simone Zoli


«Siamo arrivati insieme all'Alberese, Simone e io», esordisce così Lia Cortesi, ristoratrice per passione. «In macchina abbiamo discusso a lungo e stavamo pensando a un gruppo di acquisto da organizzare insieme...effettivamente a oggi non esiste niente di simile!».


Inizia con un vulcano di idee l'incontro con Lidia e Simone, vicini di casa e di osteria. Entrambi romagnoli, entrambi condividono la medesima filosofia e lo stesso entusiasmo.


Lia è una dei sei soci (una gioielliera, un libraio, un manager, una giornalista, una cuoca e una commercialista) dell'Aldiquà, osteria nata pochi anni fa in una chiesa sconsacrata di Forlimpopoli (cittadina sulla via Emilia tra Forlì e Cesena). Sei soci che condividono le stesse passioni, dalla ricerca delle materie prime alla cucina tradizionale del territorio. Piatto forte: paste fatte in casa e coniglio, cucinato in tutte le salse!


Simone, invece, insieme al babbo, allo zio e a Diego, il cuoco amico di lunga data, da 11 anni gestisce l'osteria Don Abbondio, nel centro storico di Forlì. Nata dalla passione per il vino, l'enoteca osteria è specializzata in trippe. In passato, infatti, era solita servire trippa al cartoccio, all'alba, alle quattro o alle cinque di mattina quando gli spazzini finivano il loro lavoro e gli ambulanti lo iniziavano. Oggi è servita in umido leggero, senza pomodoro d'estate, con i cardi d'inverno.


«Il nome nasce da una zona strapiena di santi, come dico sempre». Racconta Simone. «Accanto al locale c'è un oratorio, di fronte un museo, un tempo antico convento e il mio primo vicino di casa è il vescovo. Non volevamo scomodare santi, ma volevamo un nome ecclesiastico irreverente, ecco il motivo di Don Abbondio. Quando ho incontrato Diego, io arrivavo dall'esperienza di sommelier, come tanti ristoratori della mia generazione; lui, invece, arrivava dall'alta cucina, da ristoranti stellati. Era in una fase di esasperazione, aveva bisogno di autenticità, di piatti della tradizione, di ritornare alla ricerca dei prodotti. E così è entrato a far parte della famiglia del Don Abbondio. Ogni giorno cerchiamo produttori nuovi. Come dicevo in macchina con Lia, la passione è inevitabilmente connessa alla curiosità. Cercare, informarsi è fondamentale: non solo andando in azienda, ma anche facendo ricerche su internet, partendo dal sito di una fattoria o di un contadino scovato per caso».


«Il nostro ristorante ha aperto da poco, continua Lia, ma il rapporto con i Presìdi è nato da tempo. Già sei anni fa, sono stata per la prima volta a Torino al Salone del Gusto. E lì ho scoperto l'universo dei Presìdi Slow Food in modo tangibile, nel senso che ho iniziato a parlare con i produttori, a conoscerli, a degustare i loro prodotti. Per me è stata una festa, ed è vero, ho scoperto il paradiso. E questo mi ha fatto capire che con i produttori bisogna parlare, bisogna discutere con loro e cercare di capire al meglio il prodotto, comprendere come viene trasformato, qual è la lavorazione che gli sta dietro. Da allora cerco di non perdere mai l'occasione di conoscere nuovi produttori, cerco di andare a tutte le manifestazioni organizzate da Slow Food che sono, a mio avviso, estremamente importanti. Simone ha detto una grande verità: se sei curioso, cerchi in ogni modo di conoscere. Ma non è semplice, fare ricerca significa avere tempo a disposizione. Oggi è stato importante aver potuto incontrare anche i produttori e non solo i cuochi. Molti li conoscevo perché li avevo già visti, ma è stato comunque utile rivederli, parlarci, rimettersi in contatto. Nascono rapporti di amicizia ed è la cosa più bella in assoluto. È la cosa che mi appassiona di più. Parli al telefono e sembri di conoscerli da una vita. Vedi quella faccia e te la ricordi. Con la signora Silvana del Presidio della roveja, con Renato Ballan del mais biancoperla (Veneto), con Paolo (Ciapparelli) del bitto storico (Lombardia), è sempre una festa incontrarsi. Molti produttori portano a casa la consegna, quindi per forza, è quasi naturale diventare amici».


Simone continua: «Mettiamo nel menù l'elenco dei fornitori, raccontiamo cosa fanno ma l'impegno dovrebbe essere bilaterale. Anche i produttori dovrebbero essere orgogliosi di servire un'osteria che ogni giorno produce qualità. Dovrebbe essere uno scambio reciproco. Noi siamo innamorati di ciò che fanno, i produttori dovrebbero a loro volta innamorarsi delle persone che usano i loro prodotti. Possiamo vivere soltanto se ci siamo entrambi».


«Noi facciamo fatica, dobbiamo organizzare più sinergie, ribatte Lia, propositiva. Sicuramente ripeteremo la Cena dell'Alleanza fatta lo scorso dicembre con altre due osterie romagnole (La Campanara e Petito) in modo da presentarci come rappresentati dell'Alleanza nella zona. E non è mancato l'impegno sociale. Lo scorso settembre, durante Cheese (la manifestazione biennale di Slow Food sul mondo dei formaggi e delle produzioni lattiero-casearie), abbiamo partecipato all'Asta del Bitto, dedicata ai Mille orti in Africa. Mi sembrava giusto comunicare ai miei clienti il sostegno al progetto, ed è stato realmente percepito. Ma non è semplice, un po' perché non sempre sono in osteria e questa passione va comunicata a voce, va spiegata ai clienti...un conto è raccontare, un conto è scrivere semplicemente sul menù...».


«Dentro le nostre osterie, conclude Simone, il cliente che si siede capisce l'impegno, la qualità delle materie prime. Noi, come Alleanza, dobbiamo riuscire a raggiungere anche chi ancora non ci conosce, dobbiamo fare rete ed allearci, appunto perché da soli non si va da nessuna parte...del resto l'unione fa la forza! ».


Osteria L'Aldiquà
Via Sendi, 8
47034 Forlimpopoli (Forlì-Cesena)
tel. 0543 747029
www.aldiqua.it
Da lunedì a domenica, tutte le sere


Ristorante Enoteca Don Abbondio
Piazza Guido Da Montefeltro, 6
47100 Forlì
Tel.0543 25460
info@donabbondio.net
www.donabbondio.net


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