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In Senegal, un incontro di formazione per i Mille orti


30/10/11
Con 13 convivium, 2 Presìdi e 27 comunità del cibo, il Senegal - crocevia dell'Africa occidentale - è il Paese della regione dove la rete di Slow Food è più attiva.

Proprio qui, a Mbour (a sud di Dakar) dal 27 al 29 ottobre, si è svolto il secondo incontro di formazione africano per i Mille orti in Africa, organizzato da Philippe Zingan, coordinatore senegalese del progetto, e Mame Lissa Niang, cuoca della rete di Terra Madre.

 

Oltre ai referenti del progetto del Paese, hanno partecipato i coordinatori nazionali degli orti provenienti dall'Africa francofona e lusofona: Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Madagascar, Mali, Marocco, Mauritania e Repubblica Democratica del Congo.

 

I coordinatori - durante l'incontro e dopo un aggiornamento sul progetto - si sono scambiati proposte e domande nate durante le visite alle comunità.

 

Dalla discussioni è emerso come, spesso, i piccoli produttori si concentrino più sul ritorno economico diretto del raccolto che sul valore ambientale, culturale, alimentare ed economico di una gestione agronomica integrata e di un uso razionale delle risorse già disponibili. Di conseguenza, molti puntano su prodotti da coltivare in funzione della domanda di un mercato dove i piatti locali e tradizionali sono considerati fuori moda o non si conoscono più. "Apparteniamo a una generazione ibrida" racconta Mamadou Diop, coordinatore degli orti nel sud del Senegal, "Le nuove generazioni non conoscono più i rimedi tradizionali, e se continuiamo così sapranno solo trovare soluzioni nei prodotti chimici. Le persone non hanno accesso all'informazione, serve molta formazione." Oggi la maggioranza preferisce usare fertilizzanti chimici di sintesi capaci di dare un raccolto sostanzioso e immediato, senza rispettare, per esempio, i tempi di sospensione necessari per evitare che le sostanze chimiche rimangano nel raccolto, con conseguenze gravi sulla salute dei consumatori.

 

Il progetto Mille orti in Africa propone modelli di agricoltura sostenibile, che valorizzino le risorse disponibili (acqua, sementi locali, saperi locali, varietà tradizionali), che siano facilmente replicabili e che diventino strumenti di sensibilizzazione verso un cibo buono, pulito e giusto.

 

I partecipanti si sono confrontati sulla necessità di sensibilizzare le comunità sull'importanza di diversificare la produzione e soprattutto di coltivare e consumare i prodotti locali, più sostenibili per l'ambiente, più nutrienti e più rispettosi della cultura locale. La soluzione sta nelle nuove generazioni, come ricorda Bineta Diallo, cuoca della rete Terra Madre in Senegal. "Per cambiare le abitudini alimentari attuali bisogna lavorare con i bambini - dice Bineta - bisogna abituarli ai piatti tradizionali, far conoscere loro le ricette tradizionali. Noi abbiamo visto che funziona. Dopo due settimane dall'inizio del progetto Mangeons Local (per educare i bambini ai cereali del Senegal, ndr) i bambini hanno chiesto alle loro mamme di acquistare prodotti locali e di sostituire il riso con altri cereali".

 

Insieme, i partecipanti hanno lavorato in gruppi per formulare una proposta concreta di orto Slow Food per le zone aride e una per le zone umide. Ciascun gruppo si è confrontato sulle attività e strategie per sensibilizzare le comunità sulla filosofia Slow Food, la gestione agroecologica, la gestione economica dell'orto.

 

L'incontro si è concluso con una visita a Kaydara, azienda agroecologica presso il villaggio di Keur Samba Dia, e all'orto scolastico di Mbour, intervallate da una degustazione di piatti tradizionali del Senegal e della Guinea Bissau, preparati con prodotti locali e con alcuni Presìdi Slow Food dei due Paesi: il cuscus salato di miglio dell'isola di Fadiouth e i succhi di frutta selvatica delle isole Saloum (dal Senegal) e l'olio di palme selvatiche della Guinea Bissau. 


Questa degustazione si è svolta nell'ambito di un progetto di mappatura e promozione di prodotti tradizionali realizzato da Slow Food, con il sostegno della FAO e della Cooperazione Italiana.

 

Il seminario sugli orti è stato realizzato con il sostegno della Compagnia San Paolo.

 

Per maggiori informazioni:
www.fondazioneslowfood.it

 





   
 
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