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La Pac secondo Slow Food


05/07/11
Giovedì 23 giugno, il Parlamento Europeo ha adottato il cosiddetto Deß Report "the CAP towards 2020: meeting the food, natural resources and territorial challenges of the future", documento che esprime la sua posizione in merito al processo di riforma che sta interessando la Politica Agricola Comune (PAC).

La posizione espressa dal Parlamento Europeo contiene, sicuramente, alcuni elementi positivi. Il Parlamento ha, innanzitutto, votato con forza a favore del mantenimento del budget della PAC e a favore del mantenimento delle risorse destinate a finanziare il secondo pilastro. Tale presa di posizione è particolarmente positiva, se si considera il rischio che durante l'iter legislativo per l'approvazione del quadro finanziario dell'Unione Europea 2014-2020 si verifichi una riduzione dei finanziamenti al secondo pilastro. L'Europa del domani ha bisogno di una PAC forte e, soprattutto, di un secondo pilastro forte capace di realizzare la rinascita rurale delle nostre campagne e capace di affrontare le numerose sfide che attendono l'Unione Europea.

 

La PAC oggi è strutturata in due pilastri. Il primo pilastro consiste in misure volte al sostegno del mercato, quali i pagamenti diretti ai produttori, le restituzioni all'esportazione, il sostegno per gli acquisti di intervento e lo stoccaggio. Le misure contenute nel secondo pilastro (al quale è dedicato circa il 20% del budget complessivo) sono finalizzate a supportare lo sviluppo delle aree rurali e il raggiungimento di obiettivi ambientali. Tra le misure impiegate vi sono i pagamenti a beneficio di quegli agricoltori che adottano pratiche agro-ecologiche, il sostegno al reddito per le aree più sfavorite, investimenti infrastrutturali ecc.

 

La posizione del Parlamento conferma, inoltre, alcune delle migliori proposte già avanzate dalla Commissione che aiuterebbero a indirizzare la riforma sulla strada giusta. Tra queste vi è la proposta di legare i pagamenti sotto il primo pilastro a misure verdi, di porre un tetto massimo ai pagamenti diretti, di limitare i pagamenti diretti ai soli agricoltori attivi, di rafforzare il potere contrattuali dei produttori e dei consumatori rispetto all'agro-industria e alla grande distribuzione. Il Parlamento ha anche riconosciuto la necessità che i finanziamenti agricoli siano distribuiti più equamente tra i diversi Stati e le diverse tipologie di produzioni, abbandonando in primo luogo le referenze storiche nella definizione dei criteri di distribuzione. Il Parlamento, inoltre, ha chiesto che si adottino misure a livello globale, quali un sistema di notifica mondiale dello stato delle scorte alimentari, per fronteggiare la speculazione sulle materie agricole prime, uno dei fenomeni che più incide sull'instabilità dei prezzi.

 

Pur dando atto degli aspetti positivi contenuti nella posizione adottata e di cui si è dato conto, non si può non riconoscere, tuttavia, la mancanza di concretezza che caratterizza la risoluzione. A fronte di valide e condivisibili enunciazioni di principio, il Parlamento non fornisce delle guide chiare che definiscano in maniera più puntuale quali siano gli strumenti da adottare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Era legittimo attendersi una maggiore precisione da parte del Parlamento in merito agli strumenti con i quali rendere realtà la sua visione del sistema agro-alimentare dei prossimi anni. Ciò lascerà la Commissione Europea con poche indicazioni concrete in merito al contenuto delle proposte legislative che nell'autunno prossimo verranno presentate.

 

Inoltre, sarebbe stata opportuna una presa di posizione più netta e decisa in merito alla necessità di realizzare un forte "rinverdimento" della PAC. Un'affermazione generale - come quella espressa dal Parlamento - sulla validità di legare i pagamenti del primo a pilastro a misure verdi non è assolutamente sufficiente per affrontare con forza le serie sfide ambientali e climatiche dei prossimi anni.

 

A tal proposito, Slow Food si rivolge alla Commissione chiedendo che, nelle proposte legislative che presenterà in autunno, sia posta al centro della futura PAC la promozione delle produzioni di piccola e media scala, di concerto con le produzioni di territorio e con un sistema agro-alimentare locale e rispettoso dell'ambiente. A tal fine, la Commissione dovrà difendere il budget della PAC da possibili tagli e assegnare al secondo pilastro, in particolare, una forte dotazione finanziaria. I produttori agro-alimentari dovranno, altresì, essere in grado di ottenere un reddito adeguato dal loro lavoro e dovranno essere remunerati per gli insostituibili servizi ambientali che offrono. La Commissione è chiamata, inoltre, ad arrestare lo spopolamento e l'invecchiamento delle campagne, riportando in primo luogo i giovani a lavorare nel settore agro-alimentare. Infine, la Commissione dovrà assicurare una maggiore centralità, una maggior forza e maggiori sbocchi sul mercato ai produttori virtuosi e, nello stesso tempo, educare i consumatori e avvicinarli al mondo della produzione agro-alimentare.






   
 
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