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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Emergenza Balcani


21/05/14
Per chi segue la cosa a distanza, dai telegiornali e dai quotidiani, la situazione appare gravissima. A partire dall'inizio della scorsa settimana una pioggia torrenziale ha colpito la Serbia e si è abbattuta su un suolo già saturo d'acqua fino a causare lo straripamento di molti fiumi e torrenti nell'area centrale e occidentale della regione; anche alcuni territori bosniaci sono interessati dall'emergenza, per quanto risulti ancora complicato valutare stilare un bilancio preciso e disegnare una mappa chiara delle zone colpite.

Quel che è certo, è che l'alluvione non ha risparmiato né le aree urbane né quelle rurali, dove i danni potranno essere accertati con precisione una volta prestati i soccorsi. Fra i centri urbani, il più danneggiato è sicuramente quello di Obrenovac, a 15 chilometri da Belgrado, che è stato completamente sommerso dalle acque del Kolubara, un affluente del fiume Sava. Qui i soccorritori hanno evacuato almeno 4200 persone e la stima dei morti - ancora provvisoria - si fa sempre più pesante.
Ma le campagne non sono da meno. E questo rappresenta un'emergenza gravissima per un paese che proprio nell'agricoltura riponeva le proprie speranze di ripresa economica e sociale. Tra chi è stato colpito dall'alluvione ci sono anche Presìdi Slow Food e comunità del cibo di Terra Madre.

Il Presidio della rakija, una bevanda alcolica ricavata da una varietà di prugne locali (la crvena ranka, ossia la rossa precoce) è prodotto in un'area rigogliosa - sulle montagne di Gledić, municipalità di Rekovac, Knić e Trstenik -, ma vittima di uno spopolamento costante che sta interessando un po' tutte le aree rurali balcaniche. Chi resiste, lo fa in una dimensione di totale armonia con la natura; una dimensione che ora è stata spazzata via dall'acqua e ricoperta dal fango. Riusciamo a parlare al telefono con Dragana Valjovic, che insieme al marito Dejan coordina un gruppo di produttori e ha dato vita all'associazione "Crvena Ranka". Ha la voce scossa, ma molto lucidamente riesce a raccontare con precisione l'entità dei danni: le persone sono al sicuro, ma la strada è franata in più punti e, adesso, le zone di produzione possono essere raggiunte solo camminando in mezzo ai boschi; anche i luoghi di stoccaggio e confezionamento hanno subìto danni consistenti. Le bottiglie di rakija, infatti, per quanto non si siano rotte sono completamente ricoperte di fango, e l'entità del danno potrà essere compresa soltanto quando l'acqua si sarà completamente ritirata.

Altre notizie sconfortanti arrivano dalla comunità del cibo di Velika Plana, distretto di Podunavlje. Ivana Radic vive a Montpellier da qualche tempo, ormai, ma è in contatto costante con la propria famiglia, che vive in questa cittadina della Serbia centrale. Anche lei ci rassicura che le persone sono al sicuro, ma poi chiosa: «L'agricoltura è completamente persa: è sicuro che la produzione di grano sia irrimediabilmente compromessa, ma la stessa sorte è toccata anche a molte colture di ortaggi. L'azienda che sosteneva il lavoro della nostra comunità del cibo e dove avevamo una collezione di antiche varietà di frutta e ortaggi ha subìto perdite ingenti. Dove c'erano le coltivazioni di cavoli ora c'è un lago!».

Parimenti, si sono registrate perdite anche sul territorio bosniaco. In particolare, fra le aree in cui è attivo Slow Food, a essere interessata è quella coperta dal convivium Potkaozarje e Podgrmec, comprendente l'area di Prijedor, Novi Grad, Kozarska Dubica, parti della città di Banja Luka e tre comunità più piccole. A riferirci lo stato delle cose è Snjezana Duricic, che ha raccolto notizie dai vari soci del convivium. «Le emergenze sono state affrontate con tempestività, inviando e raccogliendo gli aiuti umanitari, attivando una rete di volontari nei lavori di pulizia e risolvendo, almeno temporaneamente, i rischi legati al consumo di acqua potabile. Ma siamo preoccupati per i prossimi giorni. Non abbiamo le attrezzature adeguate per eliminare l'acqua in eccesso e allo stesso tempo c'è il rischio che possano insorgere infezioni, visto che per i prossimi giorni è previsto un repentino innalzamento della temperatura».

 

Dragana, Ivana e Snjezana... Dalla Serbia alla Bosnia sono tre donne a riferirci storie di fronte alle quali non possiamo restare indifferenti, anche (ma non solo) perché coinvolgono una parte importante della nostra rete, che oggi come non mai è fragile e ha bisogno di aiuto. Tutte e tre, hanno parole di coraggio, la voglia di ricostruire, e anche un "grazie". Grazie perché Slow Food c'è, grazie perché si fa sentire, si informa...

 

Facciamoci sentire anche concretamente. Cliccando qui è possibile fare una donazione per avviare i lavori di ricostruzione nelle nostre comunità.

 


I fondi saranno raccolti anche durante Terra Madre Balcani, che si svolgerà in Croazia, a Dubrovnik, dal 19 al 22 giugno.






   
 
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