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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Un aggiornamento dal Kenya


25/05/11
Il primo workshop del progetto Mille orti in Africa si terrà il prossimo mese a Nakuru, in Kenya. A pochi mesi dal suo lancio, abbiamo chiesto ai coordinatori Jane Karanja e John Kariuki di raccontarci i primi progressi del progetto nel loro Paese.

Qual è la situazione della produzione alimentare in Kenya?


JANE: Circa tre quarti della popolazione si occupa di produzione alimentare e si tratta prevalentemente di piccoli coltivatori. Tuttavia il clima imprevedibile, le vaste aree di deserto e le politiche del governo rendono questa attività molto instabile. I periodi di siccità possono metterci in ginocchio, mettendo in pericolo le derrate alimentari e il nostro lavoro. Servono politiche efficaci a sostegno dell'agricoltura sostenibile per aiutare le popolazioni rurali che praticano un'agricoltura di sussistenza.

 

JOHN: I piccoli agricoltori del Kenya producono la maggior parte del cibo del Paese, ma purtroppo le loro vite sono segnate da povertà, isolamento, fame e malnutrizione.


Come procede il progetto Mille orti in Africa in Kenya?


JOHN: Ci siamo posti l'obiettivo di creare, tra il 2011 e il 2012, 200 orti in tutto il Paese, da Mombasa, sulla costa orientale, fino all'occidentale Homa Bay. Una previsione così ottimistica è dovuta al fatto che, qui, la rete di Slow Food è molto attiva. I convivia attivi sono 13, alcuni ex studenti dell'Università di Scienze Gastronomiche ci aiuteranno a coordinare il progetto, gli orti scolastici già avviati sono 11 e centinaia sono le persone coinvolte (studenti, insegnanti, genitori, ecc). Questo progetto non si prefigge solo di creare orti scolastici, ma di realizzare una rete in tutto il continente africano per scambiarci esperienze e aiutarci reciprocamente.

 

Che tipo di cibo sarà prodotto negli orti?


JANE: Abbiamo un obiettivo importante: promuovere e diffondere l'uso di varietà locali negli orti. Possiamo coltivare amaranto e patate dolci, che in Kenya sono tra gli ingredienti della farina usata per i porridges per i bambini. Anche le ortiche essiccate, per esempio, sono comuni nelle ricette tradizionali, tra cui il mukimo - preparato con patate, grano e fagioli e mangiato durante le festività. Le ortiche - insieme alla farina di miglio - servono per il porridge, sono mangiate fresche, usate come erbe medicinali o come infusi per il té. E perchè no, si potrebbe riprendere la coltivazione di cavolo riccio, di erba morella (che attualmente è considerata un'erbaccia) e di cassava!

 

Avete già dei feedback delle persone coinvolte nel progetto iniziato nel 2005?


JOHN: I genitori erano inizialmente riluttanti a far partecipare i propri figli al progetto degli orti, poiché in Kenya il lavoro nei campi è sempre stato usato come punizione per gli studenti che vanno male a scuola. Tuttavia, il loro atteggiamento cambia appena vengono coinvolti nel progetto e iniziano a comprenderne i vantaggi.

 

JANE: Dopo aver avviato orti nel distretto di Molo, abbiamo notato che quei bambini chiedevano ai loro genitori di creare un orto...a casa propria! Questa è stata la conferma immediata che il progetto funzionava!


Perché c'è bisogno di questo tipo di progetti in Kenya?


JANE: L'agricoltura è fondamentale in Kenya, ma manca l'educazione. Come negli altri Paesi africani, i prodotti tradizionali stanno scomparendo, mentre aumentano l'importazione di cibi spazzatura e le patologie croniche tipiche dello stile di vita occidentale. Tuttavia, l'accesso alle informazioni che aiuterebbero a invertire questa tendenza è inadeguato e le scuole keniote non annoverano più l'agricoltura tra le materie di studio. Questo progetto è importante perché gli studenti imparano lavorando, acquisendo dall'esperienza diretta abilità e competenze che potranno sfruttare anche a casa per avere un approccio più sano al futuro.

 

JOHN: Rispondo con ciò che mi disse un insegnante tempo fa. Lui disse che stavamo lavorando non perchè tutti i bambini diventassero agricoltori; a noi non interessa quale sarà il loro mestiere, quanto il fatto che potranno scegliere cosa mangiare quotidianamente per il resto della loro vita. Questo che consentirà loro di capire da dove proviene il cibo e di prendere le giuste decisioni alimentari.

Quali sono i risultati che sperate di ottenere con questo progetto?

 

JOHN: Più di ogni altra cosa, spero che i giovani coinvolti imparino ad avere un atteggiamento più positivo rispetto alla produzione alimentare e capiscano che avere una carriera e un reddito rispettabili non significa necessariamente diventare ingegnere, dottore o pilota, ma che possono realizzarsi anche praticando un'agricoltura sostenibile. Vogliamo anche aumentare il rispetto per i piccoli agricoltori e far sì che capiscano che hanno abbastanza risorse a disposizione per produrre cibo sano per le loro famiglie. Possono usare il letame dei loro animali, estratti botanici come pesticidi e seguire i metodi tradizionali per selezionare e preservare i semi di loro proprietà.


Parlateci del workshop del prossimo mese. Cosa vi augurate di ottenere?

 

JANE: Il workshop riunirà le persone dei Paesi africani anglofoni che partecipano al progetto. Durante l'incontro discuteranno di come mettere in pratica i metodi contenuti nel manuale per la realizzazione degli orti elaborato a marzo da agronomi africani. L'ultimo giorno i partecipanti visiteranno uno degli orti scolastici "modello" e si recheranno nella foresta Mau, dove pianteranno alberi e mangeranno con la comunità indigena degli Ogiek.


JOHN: Riunire i partecipanti del progetto Mille orti ci aiuterà a cogliere la portata e l'importanza del progetto e a comprendere che, nonostante i diversi contesti culturali e socio-economici da cui proveniamo, siamo un gruppo unito, impegnato a cambiare il sistema alimentare africano. Durante il workshop discuteremo nel dettaglio i metodi descritti nel manuale ed elaboreremo alcuni modelli di buone pratiche per gli orti scolastici, comunitari e domestici; potremo così procedere tutti insieme.


Jane Karanja e John Kariuki sono laureati dell'Università di Scienze Gastronomiche e coordinatori del progetto Mille orti in Africa in Kenya. John è anche vice presidente di Slow Food International.


Per ulteriori informazioni sul progetto Mille orti, visitate il sito

www.fondazioneslowfood.it

 

Per fare una donazione a favore del progetto, visitate il sito
www.slowfood.it/donate






   
 
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