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La lana: una risorsa da riscoprire


22/04/14
Ci sono associazioni che vengono quasi naturali: non si può dire mucca senza pensare latte o gallina senza pensare uovo, o ancora pecora senza pensare a lana. Ebbene, non è sempre corretto: le pecore italiane, di lana, non ne fanno quasi più. Da tempo infatti il mercato della lana riscontra difficoltà enormi sia nella lavorazione che nella vendita del prodotto: le pecore vengono allevate principalmente per la carne e per il latte, mentre per la lana il mercato si rivolge alle lane più pregiate o alle fibre sintetiche più economiche.

 

In realtà la lana è un patrimonio inesplorato: secondo alcune stime, se la lana sucida italiana, ossia la lana "sporca" appena tosata, fosse utilizzata nel settore tessile invece di essere gettata via, potrebbe generare un fatturato di quasi 450 milioni di euro. A oggi invece, la poca lana italiana venduta riesce a spuntare prezzi irrisori, non sufficienti a sostenere spese di imballaggio e trasporto.

 

Oltre al danno, c'è anche la beffa. Per il benessere animale, le pecore vanno tosate due volte all'anno, producendo centinaia di quintali di lana non vendibile, ma da smaltire seguendo particolari procedure e per cui è necessario pagare una tassa.
Per risparmiare è spesso abbandonata nei pascoli, interrata o bruciata, creando non pochi problemi di inquinamento, perché si degrada lentamente e può produrre fumi tossici. Una volta almeno veniva usata per le imbottiture dei materassi e questo poteva ammortizzare un po' le perdite, mentre oggi viene usata per i pannelli isolanti in edilizia. Niente a che vedere però con un vero e proprio profitto.

 

L'ipotesi sulla quale lavorare, dunque, riguarda tutto il ciclo produttivo della lana che, non solo dal territorio ritornerebbe al territorio, ma potrebbe tornare alla stessa azienda produttrice, costituendo non più una spesa come materiale di scarto, ma una vera e propria risorsa.

 

In realtà qualcuno ha già iniziato a reagire. Tra gli esempi più virtuosi si distingue Biella, dove nei secoli si è sedimentato il sapere artigianale di generazioni di maestri tessitori che, sfruttando l'acqua incredibilmente "leggera" dei torrenti Cervo, Strona, Sessera, Elvo, consente di ottenere filati soffici e setosi che nessuna produzione cinese potrà mai imitare.

 

A livello industriale, il progetto GreenWoolf ha invece come obiettivo dimostrare l'efficacia di un processo verde per convertire le lane di scarto in fertilizzante per le fattorie stesse. Il processo è stato pensato per essere poco costoso e non prevede additivi chimici, dal momento che né prodotti basici o acidi vengono utilizzati e neppure enzimi dispendiosi.

 

Il consorzio l'Escaroun della Valle Stura, i pastori del Gran Sasso ed altri Presìdi Slow Food (il Presidio della pecora Villnösser Brillenschaf in Trentino o della pecora sambucana in Piemonte, per fare alcuni esempi), infine, sotto la guida del Consorzio Biella The Wool Company, cercano di trovare una strada per uscire dalla crisi puntando sulla valorizzazione delle lane autoctone italiane e offrendo la possibilità a enti, parchi naturali, piccoli consorzi di allevatori o singoli produttori, di lavare anche quantità piccole di lana, pettinarla, filarla e lavorarla, grazie all'abilità degli artigiani locali, in filati e tessuti di qualità.

 

Proprio per focalizzare l'attenzione sui problemi e sulle potenzialità della lana, il Consorzio The Wool Company, in collaborazione con Laines d'Europe, organizza dal 6 aprile al 29 giugno presso il Lanificio F.lli Botto di Miagliano, la seconda edizione italiana di Wools of Europe, una mostra itinerante con l'intento di illustrare la biodiversità delle razze ovine, ma anche di definire i molti usi a cui il vello di ciascuna razza può essere destinato. Oltre ad eventi, visite guidate e spettacoli, la mostra propone per ognuna delle circa 90 razze censite un profilo dell'animale, un campione del vello sucido e un esemplare di lavoro finito ricavato dalla lana della pecora stessa, che illustra al contempo l'uso della lana, ma anche tecniche e lavorazioni spesso esclusive di determinate aree culturali e altre volte personali di fiber artists particolari.

 

Per maggiori informazioni:
Green Wolf

www.life-greenwoolf.eu


Consorzio Biella Wool Company

www.biellathewoolcompany.it

 

 






   
 
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