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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 

Quello che Slow Food dice


21/03/14

Rispondiamo con un certo ritardo all'articolo pubblicato dalla FNOVI con il titolo “Quello che Slow Fod non dice” perché – lo ammettiamo - ci abbiamo messo un po' a capire dove stesse il problema.


Noi abbiamo pubblicato un position paper su Agricoltura e Api, ovvero su quali sono le pratiche agronomiche che possano recar danno agli insetti pronubi e in particolare alle api. E quindi ci siamo concentrati sulle conseguenze negative che determinate metodologie e l'uso dei prodotti di sintesi hanno sugli organismi non target.


 Per questo non capivamo bene come mai tanto scandalo abbia suscitato, nella FNOVI, l'assenza della trattazione di un problema certamente importante che è il danno che l'uso illecito o comunque non adeguato di antibiotici e altre molecole in zootecnia può recare sia all'ambiente, che alla qualità finale dei prodotti agricoli.


 Ci sentivamo come se avessimo pubblicato I Promessi Sposi e qualcuno ci avesse accusato di avere colpevolmente taciuto la storia di Rintintin.


 Poi, con un'ulteriore riflessione, abbiamo compreso che in effetti questo è un perfetto caso studio su come i dibattiti avvengono nel nostro paese: qualcuno fa un intervento su qualcosa, ma invece di ribattere sul tema posto all'attenzione, si inizia a protestare e aggredire su altre questioni. In questo modo, noi oggi non abbiamo idea di cosa pensi la FNOVI su quanto si diceva nel position paper (sappiamo solo che “la FNOVI non è convinta che SOLO i pesticidi possano minare la salute delle api”, ma noi non abbiamo mai scritto che SOLO i pesticidi siano il problema) ma sappiamo invece che la federazione considera molto grave un altro tema. E ci attacca perché di quella cosa non si è parlato.


 Ora, ci rendiamo conto che la più recente cultura italica porta a queste dinamiche: si glissa su quel che fa e quel che dice il nostro interlocutore, e ci si scatena su quel che – secondo noi – non fa o non dice, e provando magari a insinuare qualche sospetto: come mai non ne parla? Che cosa vuole nascondere? Che cosa ci guadagna a non parlarne? Il sospetto che non ne abbia parlato per il semplice motivo che stava parlando d'altro non ci sfiora.


 Questo modus operandi è stato, purtroppo irrobustito dalle metodologie di conversazione che i social network incoraggiano; è la logica del “piove, governo ladro”. Due constatazioni in sé legittime, ma non collegate da nessuna logica fanno ritenere che piova perché c'è un governo ladro.


 E dunque, proviamo a fare un po' d'ordine:


 1) Nel 2013 il confronto a livello europeo ha accertato l’inadeguatezza delle procedure autorizzative di molecole e preparati fitosanitari abbondantemente utilizzati in agricoltura e l’impatto inaccettabile su api e impollinatori degli insetticidi più utilizzati al mondo giungendo a una prima “storica” decisione di sospensione d’uso (seppur temporanea e parziale) a livello comunitario di ben quattro importanti molecole sistemiche.


 2) Slow Food ha seguito questo processo fin dall’inizio, consapevole che i pesticidi non siano l’unico problema che affligge il mondo delle api e degli impollinatori ma scegliendo di concentrarsi su questo tema in quanto tema oggetto di discussione e votazione in Europa e problema non marginale dal momento che le analisi del polline evidenziano una contaminazione da pesticidi del 50%.


 3) Scegliendo su cosa intervenire e quanto e come delimitare l'ambito del nostro intervento, abbiamo quindi ritenuto utile proporre il contributo di Slow Food nel confronto istituzionale, con una presa di posizione sull’aggressione alla biodiversità che comporta drammatiche conseguenze non solo per le api e gli impollinatori ma anche per altri insetti utili (basti ricordare che l’EEA ha constatato la perdita in Europa negli ultimi 20 anni di oltre il 60% delle popolazioni di farfalle). Siamo intervenuti su un piano politico-istituzionale durante la discussione in atto per bandire pesticidi utilizzati diffusamente in Europa per contribuire in modo puntuale a un tema in discussione a livello europeo.


Questo non significa che Slow Food non sia consapevole del fatto che la crisi mondiale relativa alla sopravvivenza e produttività delle api sia legata a fattori diversi e molteplici.


Siamo ben consci che pratiche intensive si sono affermate anche in apicoltura già dopo la guerra e d’altro canto la varroatosi è parassitosi presente in Europa da vari decenni. Siamo più che critici nei confronti di una gestione veterinaria apistica intensiva, con largo e poco responsabile utilizzo di acaricidi e antibiotici.


 Ci domandiamo anche quale dovrebbe essere, secondo la FNOVI l'interesse di Slow Food, politico o di immagine, nel non affrontare un argomento come quello che oggi solleva la federazione: ma siamo fiduciosi e ci auguriamo che, dopo aver letto il nostro position paper su agricoltura e api, i nostri amici veterinari continuino a dedicarsi alle nostre pubblicazioni e scoprano quanto abbiamo scritto, negli ultimi vent'anni, sugli allevamenti intensivi, che si tratti di polli, suini o pesci.


 Ci preme anche ricordare che, in un panorama zootecnico (lo ripetiamo: bovini, suini, avicoli...) il cui impatto ambientale è palesemente devastante, le api non sono il primo problema della lista: il nostro Paese primeggia in Europa per il numero di alveari gestiti a biologico, l’apicoltura è il settore zootecnico italiano con la più significativa percentuale, circa il 10%, di animali allevati in modo sostenibile e certificato e che l’Unaapi, con cui collaboriamo, stima siano quantomeno altrettanti gli apicoltori che seguono tale approccio senza sottoporsi a certificazione. E anche dal punto di vista delle conseguenze sulla salute umana, è sicuramente più pesante l'”impronta antibiotica” che può portare con sé il consumo di carne rispetto a quella dei consumi di miele.


 Detto questo, il problema esiste ed è reale e, se mai ce ne fosse ancora bisogno, dichiariamo in modo esplicito il nostro interesse verso questo argomento, e diamo la nostra disponibilità ad affiancare i veterinari che decideranno di attuare azioni concrete- educative, istituzionali o di comunicazione - al fine di denunciare e contrastare l'uso degli antibiotici in zootecnia.

 

 Cinzia Scaffidi – Slow Food






   
 
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