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La più piccola d'Italia


19/02/14
La lenticchia di Ustica è uno degli oltre 200 Presìdi Slow Food in Italia. Oggi vi raccontiamo la sua storia...

A poco più di un'ora di aliscafo da Palermo si intravede il profilo ondulato di Ustica. Dal porto si sale all'unico paese. Cespugli di capperi si aggrappano ai resti di antichi muretti a secco. Barriere frangivento di fichi d'india delimitano i poderi e fiori di ibisco e bouganvillee colorano i vicoli di ingresso delle case.

Simbolo agricolo
Sull'isola le stagioni più belle sono la primavera e l'autunno, quando rimane solo la gente del posto: gli anziani, ma anche giovani che hanno scelto di restare o di rientrare dopo l'università. Gestiscono agriturismi e coltivano la terra: producono ortaggi, frutta, ma soprattutto lenticchie di Ustica: le più piccole d'Italia, diventate Presidio Slow Food 10 anni fa. Un Presidio nato con appena tre produttori anziani, ma che ora conta un bel gruppo di trentenni e una coordinatrice attivissima, Margherita Longo.

Nei piccoli campi si continua a fare tutto a mano: si coltiva, si raccoglie con il falcetto. E non si usa nulla di chimico. Da circa un anno, però, c'è una novità: mentre per separare i semi dalle piantine 10 anni fa si usava l'asino ora è arrivata dalla Finlandia una trebbiatrice: la custodisce Giuseppe Mancuso, uno dei produttori. A giugno, la stagione della raccolta, la conduce ogni giorno in un campo diverso e tutti insieme si ritrovano per trebbiare. Un'innovazione che permette al Presidio di produrre e vendere un po' di più e di guadagnare un po' meglio. Piccole, tenere, saporite e di colore marrone scuro, le lenticchie sono, da sempre, l'ingrediente della tradizionale zuppa di Ustica (arricchita con germogli di zucchina, biete, basilico o broccoletti), ma da qualche tempo sono diventate anche il simbolo dell'agricoltura dell'isola: una buona ragione per non abbandonarla.

Una lenticchia sul podio
Nel 2012 è stata realizzata una ricerca su 48 Presìdi europei per misurare i risultati ottenuti in termini di sostenibilità. La lenticchia di Ustica è risultata uno dei progetti migliori e i suoi produttori sono stati premiati al Salone del Gusto e Terra Madre. Quali sono gli elementi che hanno determinato questo risultato così positivo? La sostenibilità sociale, ambientale ed economica, che vi raccontiamo in breve.

Quando è nato il Presidio, c'erano 3 produttori sopra i 60 anni, che lavoravano senza collaborare e senza alcun contatto con istituzioni o enti di ricerca. La coltivazione della lenticchia, di fatto, stava per scomparire. Oggi c'è un'associazione formalmente riconosciuta, che coinvolge 6 aziende (4 sono gestite da giovani sotto i 35 anni, 2 sono gestite da donne) e vende il prodotto con un'etichetta comune (con il marchio "Presidio Slow Food" e il marchio del biologico). La stessa responsabile del Presidio è una giovane laureata in agraria. L'associazione è diventata un interlocutore importante degli enti locali e il Presidio ha partecipato a diversi eventi internazionali ed è stato oggetto di studi e attenzione da parte di Università, enti di ricerca, giornali, televisioni. All'inizio le lenticchie erano trattate chimicamente dopo la raccolta per evitare la formazione del tonchio. Il Presidio ha introdotto una piccola innovazione tecnologica, che ha risolto il problema: si sistemano le lenticchie in congelatore per 48 ore. Questo trattamento termico non compromette la vitalità del seme, ma impedisce al tonchio di diffondersi. Oggi tutti i produttori hanno la certificazione biologica e i nuovi produttori hanno recuperato molti terreni incolti. Due di loro stanno introducendo forme di produzione di energia rinnovabile (pannelli fotovoltaici sul tetto).

Il numero dei produttori è raddoppiato (da 3 a 6); sono aumentate le quantità prodotte (da 10 a 200 quintali), il prezzo delle lenticchie è triplicato (da 3 euro a 9 euro all'ingrosso e 12 euro al dettaglio) ed è aumentato il potere contrattuale dei produttori, che vendono direttamente tutto il prodotto. Oggi, a Ustica, la lenticchia rappresenta un elemento di reddito imprescindibile per chi vuole fare agricoltura sull'isola ed è diventata un elemento di richiamo per i turisti: tutti i ristoranti la propongono e i negozi alimentari la vendono.

Serena Milano
Segretario Generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus


Questo articolo è stato pubblicato sull'Almanacco di Slow Food. Per leggerlo tutto, clicca qui: http://www.slowfood.com/Almanacco/ITA/ALMANACCO_2013_ITA.html





   
 
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