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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 

Slow Food for Africa


18/02/14
Ieri sera l'auditorium San Fedele di Milano era pieno di gente: 450 persone fra sostenitori del lavoro di Slow Food, amici dell'associazione, personaggi dello spettacolo, attivisti e giornalisti. Il titolo dell'evento "Slow Food for Africa" sta a rappresentare chiaramente l'impegno profuso da Slow Food stessa e dalla Fondazione per la Biodiversità nel continente africano. Un impegno rinnovato, nei numeri e nell'intento, perché se un primo importante obiettivo è stato raggiunto, con la realizzazione di 1000 orti nel continente africano, ora la nuova sfida lanciata da Slow Food parla di 10.000 orti, e di una proposta politica concreta.

 

Slow Food in Africa, infatti, non significa solo seminare orti, ma anche promuovere il consumo locale e l'educazione delle giovani generazioni, valorizzare la biodiversità e la gastronomia africana, sensibilizzare i cittadini e i politici su alcuni grandi temi come gli Ogm, il land grabbing, l'impatto devastante delle monocolture - monocolture che Edie Mukiibi, nuovo vicepresidente internazionale di Slow Food definisce «un crimine contro l'umanità», ricorrendo a parole forti, ma sempre più necessarie.

 

E soprattutto, Slow Food in Africa significa formare una nuova classe di leader africani, che possano guidare a pieno titolo il movimento Slow Food nel loro Paese, come hanno fatto ieri sera sul palco. John Kariuki, Mariam Ouattarà, Bineta Diallo, Eunice Nyoroge, John Wanyu e lo stesso Edie Mukiibi hanno calcato il palco senza tradire emozioni. E senza tradire emozioni hanno spiegato come intendono il futuro del cibo africano, come intendono riguadagnare la sicurezza e la sovranità alimentare per la propria gente. Ci raccontano come dal 2004 Slow Food abbia messo radici sempre più profonde in Africa; come le donne, che rappresentano il 70% della manodopera agricola e producono l'80% del cibo quotidiano necessario alle famiglie, abbiano un ruolo fondamentale, ma ancora non riconosciuto nella gestione dei guadagni; come i cuochi possano guidare il riscatto della gastronomia locale; come la logica predatoria del mercato, che abbatte ogni diversificazione e la dignità delle comunità contadine, non possa essere la soluzione. Giovani pieni di energia, ma anche già pieni di saggezza e gratitudine perché, nel loro lavoro e nell'impegno quotidiano non dimenticano quel che possono insegnare loro gli anziani, e perché sanno che il cambiamento lo si imprime tutti insieme.

 

Hanno parlato per quasi due ore davanti a centinania di persone, e davanti a Carlo Petrini, presidente di Slow Food e José Graziano da Silva, direttore generale della Fao. Sintetizzando la portata politica di quel che Slow Food sta facendo in Africa, Petrini ha dichiarato: «Oggi dobbiamo farci tutti carico di quel colonialismo di depredazione che per troppo tempo ha distrutto l'Africa e che ancora oggi sta avvenendo in molte forme. L'atteggiamento che dobbiamo assumere, nei confronti dell'Africa, non è quello della "carità", ma della "restituzione". E per farlo dobbiamo iniziare a decolonizzare il pensiero e dobbiamo riconoscere all'agricoltura di sussistenza piena dignità, perché non averlo fatto è stata una sciagura». A queste parole fanno eco quelle di Da Silva: «L'agricoltura familiare è un'importante via di inclusione per milioni di famiglie e comunità rurali, in particolare per le donne e per i giovani. Gli orti sono una parte del cambio di paradigma di cui abbiamo bisogno, sono espressione dell'agricoltura familiare e possono contribuire al miglioramento della sicurezza alimentare grazie alla produzione di alimenti salubri, assicurando una crescita economica sostenibile e socialmente inclusiva».

 

Orti, gastronomia africana e una classe di leader consapevoli, entusiasti e combattivi, che garantiscano un futuro più ricco al cibo locale. Ecco la strategia di Slow Food per e con l'Africa. Ecco il nostro nuovo sogno, propiziato dal volto e dalla citazione di Nelson Mandela, che viene proiettata sullo schermo dell'auditorium: «Sembra impossibile finché non viene realizzato». Come sembravano impossibili i 1000 orti, che ora sono una realtà.

 

Per vedere l'evento in streaming, e ascoltare le parole dei protagonisti: http://www.fondazioneslowfood.it/pagine/ita/news/dettaglio_news.lasso?-idn=260

 

Per aiutarci a realizzare un sogno:
http://www.fondazioneslowfood.it/it/52/adotta-un-orto-in-africa






   
 
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