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Inaugurati i primi orti della Tanzania


01/04/11
Sono arrivati in duecento. Bambini, genitori, insegnanti, contadini, apicoltori... Molti di loro hanno camminato per ore. Ma venerdì 1° aprile, alle otto del mattino, si sono presentati puntuali, per la festa di inaugurazione del nuovo orto di Msindo, un villaggio minuscolo, nel sud della Tanzania, quasi al confine con il Mozambico.
Un luogo lontano da tutto, ignorato dai turisti, ma anche da molti tanzaniani. Per raggiungerlo, da Dar Es Salaam, ci vogliono sedici ore di auto. L'ultimo tratto è sterrato e, nella stagione delle piogge, quasi impraticabile. Eppure sono arrivati tutti. E qui internet non c'è. Hanno semplicemente ricevuto una lettera, recapitata a mano nella scuola o nel villaggio.

A Msindo c'è una novità, la voce è circolata. Sono qui per capire di che si tratta. Un gruppo di studenti distribuisce a tutti depliant in swahili per spiegare Slow Food e il progetto dei mille orti in Africa. I bambini hanno la divisa della scuola tirata a lucido e i produttori hanno portato miele, foglie e semi di moringa, farina di cassava e cesti, mettendo su una piccola esposizione. E' arrivato anche un rappresentante della provincia di Namtumbo. In fila indiana i duecento ospiti camminano verso l'orto.

In mezzo alla foresta di miombo (una foresta caratterizzata dalla prevalenza di leguminose arboree) un sentiero ripido e fiancheggiato da alberi da frutta conduce al bustani ya Slow Food (l'orto Slow Food): un terreno di circa un terzo di ettaro, delimitato da una staccionata di legno e canne di bambù.

L'orto di Msindo si trova all'interno di un centro di formazione in agricoltura e allevamento sostenibile creato dall'ong Co.p.e. cinque anni fa.
E' stato realizzato con una cura straordinaria. Ci sono soltanto prodotti tradizionali: alcune piante raccolte nella foresta (mlenda, mapwete, alberi di masuku) e poi diversi tipi di amaranto, fagioli dell'occhio, fagioli bambarà, gombo, sorgo... I semi sono stati recuperati presso le comunità dei villaggi vicini, intervistando i più anziani e le donne. In mezzo alle verdure ci sono alcune piante di banano; sulla recinzione si arrampicano le patate rampicanti, il taro e l'igname. Su tutto il perimetro, fuori dalla recinzione, ci sono alberi da frutto (mango, papaya, arance, limoni, guava, karangamiti) e piante medicinali (come il neem e la moringa oleifera). L'orto ospita anche un vivaio, un piccolo pollaio e una casetta tradizionale fatta di legno, fango e paglia.

Tagliamo il nastro e inizia la festa. Parlano gli insegnanti, i rappresentanti di Slow Food e dell'ong Co.p.e. e infine, le autorità locali. Fra un intervento e l'altro donne, uomini e bambini ballano e cantano. Alla fine, le donne offrono i loro cibi tradizionali: l'ugali di miglio e di cassava, diverse salse di verdura, fagioli, pasta di arachidi.

Quest'orto pilota, frutto della collaborazione fra Slow Food e Co.p.e., è stato realizzato da due insegnanti del centro (Joseph Kapungo e Makrina Komba) e da Sandra Gasbarri (Co.p.e.). Servirà per la formazione dei giovani del centro e sarà un modello di riferimento per tutte le scuole e le comunità che aderiranno al progetto dei mille orti in Africa.

L'orto di Msindo è il secondo avviato in Tanzania. Poco più di una settimana prima, infatti, anche Dar Es Salam ha inaugurato il suo piccolo progetto, presso la scuola primaria Mikocheni. 


Gestito da 16 insegnanti e da 50 studenti, l'orto di Mikocheni ospita diversi ortaggi a foglia tradizionali (patate dolci, amaranto, zucche) e alcuni alberi da frutta (banano, papaya). Per la sua realizzazione è stata fondamentale la collaborazione di un'associazione di donne tanzaniane (Resewo) che da molti anni lavora per salvaguardare le verdure tradizionali e che ha pubblicato, in collaborazione con Slow Food, un ricettario (in inglese e swahili) per valorizzare gli ortaggi a foglia della regione.

 

Sono dunque avviati ufficialmente i primi due orti Slow Food della Tanzania. Ed è nata la rete di coordinatori locali che - lavorando in diverse regioni del paese - identificherà i prossimi progetti, coinvolgendo le comunità, i villaggi, le scuole, diffondendo la filosofia Slow Food e continuando a raccogliere e diffondere informazioni sulle piante tradizionali.

 

I primi due orti della Tanzania (e la ricerca sui prodotti tradizionali) sono stati realizzati grazie al sostegno della Regione Veneto.

 

Clicca qui e scopri le foto dell'inaugurazione degli orti in Tanzania.

 

Per maggiori informazioni

ortiafrica@terramadre.org

 

 

 







   
 
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