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Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS
 
04/11/2009
Raccogliere frutta, per salvare il mare
Grazie al contributo della Regione Piemonte, la Fondazione Slow Food ha avviato un Presidio a sostegno di una comunità di donne nell'isola di Dionewar, sul delta del Saloum, per diversificare la loro attività, affiancando alla pesca, la trasformazione dei frutti spontanei.

Sull’isola di Dionewar (nel delta del Saloum, un intricato dedalo di acque salmastre e fluviali, isole e radure che si estende per 180.000 ettari), tre comunità di donne si dedicano alla raccolta e alla lavorazione dei molluschi. Tutte quante fanno capo alla Fénagie Pêche, associazione nazionale che difende i diritti delle comunità della piccola pesca costiera e che ha aderito con entusiasmo a Slow Food, facendosi anche promotrice del convivium Séelal Dundin, aperto nella città di Diouloulou.

Il problema principale di quest’area è la pressione – sempre più forte - sulle risorse marine: conseguenza dello sfruttamento delle grandi flotte straniere e dell’aumento della popolazione locale, che si dedica quasi esclusivamente alla pesca. Ad aggravare la situazione, la rottura della Pointe de Sangomar (una lingua di terra al largo di Dionewar), che ha provocato l’aumento della salinità dell’acqua. L’uso del legname come combustibile per l’affumicatura, inoltre, rischia di compromettere le foreste locali, in particolare di mangrovia.
Per queste ragioni, insieme alle donne, è stata discussa la possibilità di affiancare alla pesca, la raccolta e la trasformazione dei numerosi frutti spontanei che il territorio offre, come il frutto del baobab e le piccole e profumatissime arance selvatiche.

Con l’aiuto di un agronomo locale, nel marzo 2009 è stata realizzata una mappatura per identificare le varietà più interessanti e idonee alla trasformazione ed è stato individuato un locale adatto alla produzione di succhi e confetture. Dal 1° al 6 ottobre 2009, la Fondazione Slow Food ha organizzato una visita tecnica, coinvolgendo Federico Santamaria, referente del Presidio delle castagne essiccate nei tecci (Liguria), per definire la tappe del progetto.
Il locale a disposizione delle donne è composto da un laboratorio piastrellato, un piccolo spaccio, un magazzino ed è provvisto di elettricità, ma mancano le attrezzature e l'acqua disponibile non è sufficiente a garantire buone condizioni igieniche.

In primo luogo, quindi, il laboratorio sarà dotato delle attrezzature di base (pentole, setacci, bilancia, gas) e sarà realizzata una cisterna per raccogliere l’acqua piovana. Saranno quindi organizzati corsi di formazione per le produttrici (in loco e in Italia) sulle buone pratiche di trasformazione e sulle norme igieniche di base.
La Fondazione Slow Food collaborerà inoltre con l’ITA (Institut de Technologie Alimentaire) e l’ANCAR (Agence Nazionale Conseil Agricole et Rural), che già operano in zona con programmi di sostegno alle produzioni locali, per aiutare la comunità a vendere sul mercato locale i trasformati.

 

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